Cucinare, ma non solo quello. Nell’ambito dell’attività occupazionale, che si svolge nell’arco di dieci mesi per cinque giorni alla settimana, salvo che non siano previste “missioni” fuorisede (il che avviene spesso col bel tempo), c’è da preparare da mangiare per circa 40 persone, fra frequentatori, operatori, volontari del servizio civile e ospiti vari.

L’organizzazione del laboratorio di cucina è affidata al coordinamento di Rachele Blijmberg e Anna Pappalardo, che coinvolgono a turno i frequentatori delle varie attività, rendendoli protagonisti in cucina e in tutto ciò che la precede.

«Al laboratorio di cupcina – spiega Rachele – prende parrte ogni giorno a rotazione un gruppo di 4-5 ragazzi, in modo da interrompere la routine. La giornata inizia con la decisione condivisa del menù del pranzo che viene fatto sulla base di una dieta ipocalorica bilanciata, dopodiché andiamo a fare la spesa nei supermercati della zona e torniamo per preparare il pranzo.

i rgazzi coinvolti nel laboratorio, quindi, non si limitano apartecipare alla preparazione delle pietanze, ma partecipanoin modo attivo a tutto i processo. Ad eempio, è importante anche la partecipazione all’acquisto delle materie prime, perchè prendono consapevolezza di tutto ciò che c’è dietro il pranzo e imparano ad acuistare in modo razionale, senza spendere troppo né sprecare. Insomma un percorso di consapevvolezza e apprendimento nel corso del quale ognuno trova le proprie soddisfazioni e si diverte imparando».

Nelle immagini la preparazione di biscotti.