C’è più tempo libero e meno tempo vuoto per i ragazzi e le ragazze della Fondazione Il Sole-Aggbph. Dalla metà di gennaio, infatti, grazie all’apporto dei volontari del Servizio civile regionale assegnati all’Aggbph per il progetto “Tempo libero, No tempo vuoto”, ognuno dei frequentatori può svolgere otto ore di attività di socializzazione alla settimana invece delle quattro precedentemente fruite.

La partecipazione a Tempo libero No tempo vuoto, inoltre, può essere modulata secondo due diversi schemi, a seconda della preferenza. Partecipare all’attività di socializzazione per due ore 4 pomeriggi alla settimana, oppure due volte alla settimana per 2 ore ciascuna, e le altre 4 ore nel pomeriggio del sabato.

«L’obiettivo di questa attività oramai storica – spiega Flavia Cianferoni, presidente dell’Aggbph – è quello di dare l’opportunità ai giovani disabilità di trascorrere il proprio tempo libero in modo costruttivo, insieme ai loro coetanei: andando al cinema, a mangiare una pizza, a prendere un aperitivo oppure a fare acquisti o semplicemente un giro per la città o al mare, piuttosto che qualunque altra cosa. I ragazzi ne acquistano in serenità e confidenza nei propri mezzi, imparando a gestire il tempo libero secondo le proprie inclinazioni e avendo la possibilità di entrare in relazione con tante persone e in ambienti diversi. In altre parole a vivere, una cosa molto spesso non poi così scontata».

Attualmente a questo progetto partecipano 23 persone con disabilità, di cui sei in carrozzella, seguiti da quattro operatori e quattro volontari del Servizio civile regionale. Considerato che ogni persona ha adisposizione 8 ore settimanali (36 al mese), complessivamente il servizio si svolge per 184 ore di attività alla settimana, per 736 ore al mese.

Riempire il tempo libero, vivendolo non come tempo vuoto ha poi un altro vantaggio. «Una delle cose a cui generalmente non si pensa – spiega il presidente della Fondazione Il Sole, Massimiliano Frascino – è che l’impiego positivo del tanto tempo libero che, concluso il ciclo scolastico, hanno a disposizione le persone con disabilità grave, incide sul benessere complessivo delle famiglie. Con genitori, fratelli e sorelle che hanno la possibilità di staccare e avere un po’ di spazio per sé, avendo la tranquillità di sapere che i propri familiari disabili sono adeguatamente seguiti e impegnati in percorsi di socializzazione che li gratifica e li stimola. Le giornate, infatti sono lunghe, e senza servizi che sollevano in parte le famiglie dalle incombenze della routine quotidiana, tutto diventa faticoso e spesso si manifestano fenomeni di depressione o di stress».