Sono già 35 le persone che prendono parte all’Attività occupazionale 2014/2015. Dodici diversi laboratori/corsi in un contenitore di attività da 120 ore al mese

È ripresa a pieno ritmo l’Attività occupazionale organizzata a Grosseto dalla Fondazione Il Sole-Onlus, con l’obiettivo di offrire opportunità di socializzazione e impiego costruttivo del tempo alle persone con disabilità. Ad oggi il numero di coloro che prendono parte all’Attività ha già raggiunto quota 35, a dimostrazione del fatto che si tratta di un servizio che dà risposte sia alle aspettative dei fruitori, che a quelle dei loro familiari.

«Quando abbiamo iniziato nei primi mesi del 2010 – spiega il presidente della Fondazione, Massimiliano Frascino – il gruppo era composto da 7-8 ragazzi, prevalentemente figli dei fondatori della Fondazione che avevano concluso il percorso di formazione scolastica. A quattro anni di distanza i numeri sono quadruplicati con un trend in grande accelerazione negli ultimi due. Quello che ha funzionato in questo tipo di servizio, è stato senza dubbio l’ampio ventaglio di attività disponibili, lo svolgerle in contesti che favoriscono la socializzazione, e la grande flessibilità degli operatori rispetto alle esigenze e alle inclinazioni dei singoli utenti. La difficoltà più grande che incontriamo, ovviamente, è quella della sostenibilità economica: quest’anno l’attività occupazionale ci costerà complessivamente intorno ai 150.000 euro, che contiamo di finanziare attraverso le compartecipazioni delle famiglie, il sostegno delle aziende che aderiscono al progetto della Fondazione “I Bambini delle Fate”, le donazioni dei privati e i contributi pubblici».

L’attività occupazionale si svolge cinque giorni alla settimana – dal lunedì al venerdì, con orario 9.00/15.00per 120 ore mensili. I 35 ragazzi che vi prendono parte svolgono a rotazione, divisi in piccoli gruppi, dodici diversi tipi di attività che vengono modulate senza rigidità. «Questo – spiega a sua volta Roberto Marcucci, coordinatore dei servizi – ci consente di non proporre attività troppo routinarie, e quindi di tenere alto il livello di motivazione dei ragazzi e di ottenere ottimi risultati in termini educativi, di attenzione, capacità di apprendimento e stimolo delle rispettive abilità. Un metodo di lavoro che ci siamo resi conto funziona benissimo senza distinzione fra ragazzi giovani, adulti e persone di mezza età, e che mette a proprio agio sia le persone con disabilità che quelle con specifiche patologie psichiatriche».

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