251383_113098735445656_4355786_nADNKRONOS (24.01.2015) – Saranno gli stessi caregiver a raggiungere Bruxelles e consegnare alla Commissione Ue per le Petizioni le 31.106 firme in calce alla petizione per il riconoscimento dei diritti umani dei “caregiver familiari”. In meno di un mese la petizione si è diffusa capillarmente in tutta Italia, spontaneamente piccoli gruppi di familiari caregiver hanno creato banchetti, mobilitato associazioni e sindacati, coinvolto amici, parenti e colleghi, interessato media locali ed internazionali. E ora partiranno alla volta di Bruxelles alla Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo per consegnarle personalmente.

Una petizione che ha raggiunto cifre da “Guinness dei primati, una raccolta che é andata oltre le più rosee aspettative – dichiara con soddisfazione all’Adnkronos Simona Bellini, presidente del Coordinamento famiglia disabili gravi e gravissimi    tra le promotrici della petizione – Sono 31.106 le firme finora raccolte attraverso l’impegno di centinaia e centinaia di Caregiver Familiari in tutta Italia e continuano ad arrivarne. Il Parlamento Europeo non ne aveva mai ricevute prima così tante!”.

“Martedì 27 Gennaio – annuncia – un pacco carico di impegno, aspettative e partecipazione partirà alla volta di Bruxelles insieme a tre Caregiver Familiari: Maria Simona Bellini da Roma, Maria Polizzi dei Castelli Romani e Cosimo Romeo da Locri, provincia di Reggio Calabria”.

“L’incredibile entusiasmo che trabocca dalle buste piene di firme arrivate a Roma – sottolinea ancora Bellini – è la prova più tangibile di come questa battaglia di civiltà sia ormai condivisa dagli Italiani. Questo è il miglior incentivo per i promotori che hanno già avviato contatti per essere ricevuti a Bruxelles e consegnare le firme direttamente alla Commissione UE per le Petizioni”.

“Tuttavia – conclude – sull’aereo per Bruxelles non ci saranno solamente i tre Caregiver Familiari e le migliaia di firme raccolte, ci CAREGIVERsaranno anche tutti coloro che con trepidazione aspetteranno notizie dal Belgio e che, per sostenere le spese del viaggio dei tre originalissimi ambasciatori, hanno avviato una colletta che si sta diffondendo sui social network e che permetterà alle firme di arrivare, senza timori, direttamente al Parlamento Europeo sul quale i Caregiver Familiari italiani contano veramente molto, dopo il silenzio assordante delle istituzioni italiane che, contrariamente a tutti gli altri paesi europei, non si sono mai impegnate ad emanare alcuna normativa a tutela di questa figura fondamentale per il nostro welfare”.

Prosegue così la lunga e faticosa battaglia per il riconoscimento dei diritti umani dei ”caregiver familiari”. Quelle persone, cioè, interamente votate all’assistenza h 24 di un familiare affetto da una grave ed invalidante patologia, costretti a rinunciare ad una normale vita lavorativa per assicurare al proprio congiunto cure ed affetto a domicilio.

Si tratta di una figura fondamentale per il tessuto sociale, a cui è riconosciuta infatti una rilevanza giuridica altissima da parte dei Paesi europei mediante leggi e provvedimenti specifici. Soltanto il Parlamento italiano tarda a legiferare a favore di questa importante categoria sociale, che anzi spesso vive all’ombra dei diritti umani.

“Curarsi di un proprio familiare gravemente disabile – spiegano i promotori della Petizione – è una scelta d’amore che deve essere sostenuta! Lo Stato italiano, invece, si rifiuta di riconoscere ai Caregiver Familiari anche i diritti umani fondamentali come quello alla salute, al riposo, alla vita sociale!”

IMG_2260La petizione mira al riconoscimento dei diritti umani più elementari per i Family Caregiver, “attualmente e irragionevolmente negati, tra i paesi civili, solamente in Italia, quali quello al riposo, alla salute, alla vita sociale, in un contesto di moderna schiavitù sommersa, perpetrata quotidianamente proprio accanto a noi e di cui molti sono all’oscuro, indotta dalla costrizione operata da amministrazioni assenti e sotto la costante minaccia che le persone care possano restare senza alcuna assistenza”. In molti Paesi europei c’e’ una diversa attenzione verso i ‘family caregiver’ , “in Italia, invece, vivono in uno stato di schiavitù, agli arresti domiciliari e privi di diritti umani fondamentali quali il diritto alla salute, al riposo, alla vita sociale. In pratica ‘non esistono'”.