Ii Giulia Milizia

Sui parcheggio disabili Il Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia (equivalente del Consiglio di Stato) con la sentenza n.356, depositata il 18/6/18, ha sancito che rispetto all’occupazione abusiva dei posti auto riservati, il Comune ha l’obbligo di tutelare il diritto attivandosi per renderlo concretamente fruibile.

Il caso. La ricorrente è un’invalida al 100% cui il Comune aveva concesso un’area di parcheggio per disabili innanzi alla propria abitazione. Visto che non sempre poteva fruire di questo posto riservato, perché occupato abusivamente da terzi non autorizzati, chiese all’ente di porre dissuasori mobili, sotto «la forma “di pali o paletti ”disposti lungo il perimetro con eventuale simbolo di accessibilità ai sensi dell’art. 381 del regolamento di attuazione del Codice della strada», ma gli furono negati.

Si noti che il posto aveva la dovuta segnaletica con indicata la targa del veicolo in uso al disabile, ma, malgrado ciò, si ripetevano tali gesti incivili impedendole di fruire del posto riservato, come era suo diritto. Ricorse contro il rifiuto ed il Tar (sentenza n. 1785/2015) lo accolse «precisando che, nel conformarsi alla sentenza, il Comune avrebbe dovuto effettuare un sopralluogo e verificare se, anche al fine di contemperare le esigenze della sicurezza e della incolumità pubblica con quella di inibire la sosta ai non autorizzati, fosse possibile il posizionamento di appositi dissuasori». La Pubblica amministrazione lo effettuò e confermò il diniego, sì che per il Tar (sentenza n.154/17) si era conformato all’obbligo imposto dalla precedente decisione. La ricorrente, essendo di diversa opinione, è ricorsa in appello e il Consiglio di giustizia amministrativa ha accolto le sue doglianze.

Obbligazione di risultato e non di mezzi. In primissi noti che l’obbligazione di risultato impone di conseguire un dato traguardo (dipingere un quadro etc.), mentre quella di mezzi impone di attuare tutte le misure per raggiungere un dato fine al di là del risultato stesso (difesa tecnica in processo etc.). Per comprendere se questi doveri sono sussumibili sotto la prima o seconda categoria di obbligazioni «occorre muovere dalla esatta individuazione del bene della vita coltivato dalla ricorrente attraverso l’intera vicenda processuale; bene consistente, in estrema sintesi, nella concreta ed effettiva possibilità di fruire del parcheggio auto avuto in concessione dal Comune in quanto persona disabile al 100%. Ciò sul rilievo – non contestato in punto di fatto neppure dal Comune e invero piuttosto sconfortante sul piano sociale – che, allo stato, la sola segnaletica apposta in corrispondenza di tale parcheggio, che reca bene impressa la targa della vettura in uso alla ricorrente, non valga da sola ad impedire che altri automobilisti occupino quel medesimo parcheggio. Ciò premesso, si deve ritenere che gravi sull’Amministrazione comunale un’obbligazione di risultato, il cui oggetto consiste nel fare tutto ciò che sia necessario per assicurare alla titolare della concessione l’effettiva fruizione del parcheggio; rimettendo peraltro alla stessa Amministrazione la scelta delle modalità ritenute più utili e opportune per adempiere a tale obbligazione».

La soluzione richiesta dalla ricorrente era, all’apparenza, poco onerosa, efficace ed immediata, ma per l’ente era poco compatibile con le esigenze della circolazione, con lo stato dei luoghi e l’apposizione di dissuasori mobili (catene, sbarre, barriere, paletti retrattili etc.) poteva perpetrare un’occupazione di suolo pubblico. Per il Tar, però, potevano essere collocate telecamere in chiave deterrente o si poteva prevedere «una costante presenza fisica di un vigile urbano che impedisca l’uso del parcheggio da parte di terzi o che, quanto meno, ne sanzioni sul piano amministrativo le condotte contrarie al Codice della strada, nella pronta disponibilità di un servizio di rimozione dei veicoli che occupino abusivamente il posto auto riservato». Mi si permetta di rilevare come questa ultima soluzione sia assai ardua ed «onerosa» stante la costante carenza di personale e le molteplici esigenze di garantire la sicurezza della comunità.

Ciò che è incontrovertibile, come prende atto la Corte, è il fatto che queste infrazioni sono dovute anche alla carenza di controlli da parte delle competenti autorità.La PA si deve sempre attivare per garantire l’effettiva fruizione del posto, entro 90 giorni dalla comunicazione della presente sentenza, «depositando una relazione scritta che illustri le modalità operative con cui ha inteso assicurare tale fruizione del parcheggio». La causa è stata rinviata ad una camera di consiglio successiva per valutare tali risultanze.

Il testo della sentenza in esame è consultabile qui: https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/wcm/idc/groups/public/documents/document/mday/nzk1/~edisp/wauq3vfcc2x6ygdhzjsad3pzjm.html