Di Giulia Milizia
Tar Piemonte sez. II del 14 marzo 2013 n. 326

Assistenza domiciliare bambini con disabilità gravi, assistenza soggetti deboli (anziani, malati cronici non autosufficienti etc.), contribuzione degli enti locali, ISEE e “franchigie” sul reddito.

Censura l’introduzione di «alcune misure volte al contenimento delle spese necessarie all’erogazione dei servizi: ciò, in particolare, è stato fatto sia mediante un innalzamento delle quote di compartecipazione richieste agli utenti (disabili e anziani non autosufficienti, per lo svolgimento dei servizi di assistenza residenziale e semi-residenziale) sia attraverso la previsione di “liste di attesa” collegate all’effettiva disponibilità di posti o di precedenti dimissioni di altri pazienti».

Rileva anche l’assenza di obblighi, imposti dalla legge o da direttive, di compartecipazione degli enti, pur essendo tali soggetti portatori di un interesse legittimo universale ad integrarsi nella società, a non essere discriminati ed alla salute/assistenza, sì che lo Stato si deve attivare per rimuovere questi ostacoli (Consiglio di Stato sez. V n.5185/11, sez. IV 4578/12, Tar Sicilia-Catania 1384/05, L.328/00, art. 2, 3, 38 Cost., cfr i principi espressi sull’insegnamento di sostegno e la relativa deroga ai vincoli di bilancio). « Questa finalità di interesse pubblico connota il relativo potere amministrativo da predominanti elementi di autoritarietà, poiché “la rimozione delle cause che limitano o impediscono il pieno sviluppo della persona umana” è un interesse pubblico non disponibile, irrinunciabile e cogente; ne consegue che la sua realizzazione deve essere assicurata attraverso una coazione, posto che le cause che limitano o impediscono il pieno sviluppo della persona sono espressioni “spontanee” delle distorsioni esistenti nel tessuto sociale e vanno quindi autoritativamente corrette in funzione di un necessario riequilibrio (così TAR Sicilia, Catania, n. 1384 del 2005, cit.)».

Per quanto riguarda le modalità di calcolo del reddito, delle quote di compartecipazione e degli altri incentivi (franchigia sul reddito) gli enti locali dovranno rivedere le voci di spesa e di bilancio e provvedere a trovare risorse integrative. È riconosciuta una responsabilità della Regione per il mancato e/o ridotto trasferimento dei fondi: «Il comportamento regionale non può, allora, non avere giuridica rilevanza in punto di interpretazione delle indicazioni normative provenienti dalla stessa Regione, nel senso che queste ultime – in quanto volte a determinare un aggravio dei costi a carico degli enti del comparto socio-assistenziale – perdono giocoforza di precettività allorché vengano ridotti i finanziamenti disponibili. In altre parole: in tanto può sostenersi la giuridica vincolatività delle previsioni regionali che – sia pure ai fini di uniformare le esistenti sperequazioni territoriali nell’erogazione dei servizi socio-assistenziali – riversano determinati costi sugli enti erogatori, in quanto la stessa Regione si preoccupi poi, con effettività, di mantenere gli stanziamenti finanziari stabiliti dall’ordinamento.». Le norme che disciplinano questi parametri e quelle relative all’erogazione di altre indennità «devono invece interpretarsi come meramente programmatiche, nel senso di predisporre un programma di adeguamenti che potrà trovare concreta attuazione solo a condizione che vengano ripristinati i trasferimenti regionali.

(…)In nessun caso, quindi, può adesso sostenersi che tale parametro configuri un criterio cogente cui i vari enti erogatori di prestazioni socio-assistenziali devono adeguarsi.». In breve, anche per quanto attiene l’assistenza domiciliare dei disabili, pur essendo il loro diritto anche all’integrazione sociale, come detto, riconosciuto da convenzioni internazionali (CEDU), Il Tar rivela che : « deve pertanto concludersi che non è dato rinvenire, nell’attuale sistema legislativo (quale interpretato alla luce della richiamata sentenza n. 296 del 2012 della Corte costituzionale), una direttiva o un principio che giuridicamente imponga agli enti erogatori delle prestazioni socio-assistenziali di evidenziare – nella valutazione delle condizioni economiche degli utenti disabili gravi e/o anziani non autosufficienti – la situazione economica del solo assistito.».

Per eventuali approfondimenti:
http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Torino/Sezione%202/2012/201200706/Provvedimenti/201300326_01.XML

Disabili e parcheggi riservati.
Parere del Ministero del Trasporti n.6241 del 22/12/11:
I portatori di handicap ed i soggetti con difficoltà motorie, muniti dell’apposito permesso (“contrassegno” arancione), hanno diritto ad un numero minimo di spazi gratuiti per parcheggiare. In sintesi: se il comune destina un’area a parcheggio a pagamento (“strisce blu”), un tot di questi posti deve essere riservato gratuitamente ai disabili che dovranno esibire detto permesso.

Sul punto vedi la nota redazionale “Parcheggi per disabili: obbligo di spazi gratuiti aggiuntivi” in :
http://www.sicurauto.it/news/parcheggi-per-disabili-obbligo-di-spazi-gratuiti-aggiuntivi.html

Disabili e tutela del lavoro:
Ottima selezione di sentenze della Cassazione sul diritto al lavoro del portatore di handicap (trasferimento, assunzione, collocamento mirato, prova etc.) dal 2004 al 2012.
http://www.dplmodena.it/cassazione/disabili.htm

Sullo stesso argomento: Marco Ferraresi ,“La recente giurisprudenza sul lavoro dei disabili” in Atti del convegno di Padova del 9 maggio 2012 “Il lavoro dei disabili: collocamento e rapporto”.
http://www.ugcpavia.it/wp-content/uploads/2012/05/Il-lavoro-dei-disabili-slideFerraresi.pdf