Novantatrè i deputati democratici che hanno sottoscritto il testo. Tra le altre novità: riforma dell’indennità di accompagnamento, istituzione di tre diversi livelli di assistenza, assegni di cura

(REDattore SOCiale) ROMA 07.08.2012 – Creare un nuovo Fondo per la non autosufficienza, utile a garantire autonomia e vita indipendente ai disabili gravi, ma anche un adeguato sostegno alle persone anziane non autosufficienti ed alle famiglie che quotidianamente prestano loro assistenza. E’ quanto previsto dalla proposta di legge presentata il 7 agosto da 93 deputati del Partito Democratico. Primo firmatario, Giuseppe Fioroni. Prossimo passo, la calendarizzazione per la discussione in aula.

La proposta, a partire da una riforma dell’indennità di accompagnamento, prevede un Fondo nazionale gestito dall’Inps che garantisca tre livelli di assistenza sulla base dello stato di gravità accertato da specifiche commissioni medico legali, con indennità ed assegni di cura di importi mensili che vanno dai 490 ai 1.200 euro per le situazioni più gravi. Gli assegni di cura dovranno, nelle intenzioni dei proponenti, essere utilizzati nell’ambito delle reti assistenziali territoriali regolate dalle Regioni sulla base di progetti assistenziali personalizzati definiti dal distretto socio-sanitario di appartenenza.

Proposta che allinea il nostro Paese ai più innovativi sistemi di welfare dell’Europa economicamente avanzata, dalla Germania alla Francia, ai Paesi Bassi, la proposta di legge mette in campo un più moderno sistema di tutele che dà, in una fase difficile per l’economia che chiede a tutti pesanti sacrifici, un forte segnale di attenzione ai problemi ed ai bisogni quotidiani delle famiglie in un quadro di solidarietà. La proposta intende di fatto contribuire a garantire servizi e dignità a quanti vivono con una disabilità, ma anche a chi nell’ultima fase della vita non ce la fa da solo poichè non autosufficiente.

Oltre il 20% degli italiani infatti conta piu’ di 65 anni. In quasi 6 milioni hanno tagliato il traguardo dei 75, mentre in 17 mila sono ormai oltre i 100. Se il dato è un positivo segnale di benessere diffuso e di soddisfacente tutela sociale e sanitaria del cittadino e delle comunità, c’è però da considerare che inevitabilmente un crescente numero di anziani è affetto da malattie croniche o vive situazioni psicofisiche invalidanti.

Ciò determina un progressivo aumento del fenomeno della non autosufficienza, che cresce dopo i 65 anni e si impenna tra i 75 e gli 85. Fonti diverse, dal Censis all’Istat, sono concordi nello stimare in oltre 2,7 milioni le persone con gravi disabilità, parzialmente o del tutto non autosufficienti, con un trend di crescita proiettato verso i 3 milioni nel 2015. Una consistente e crescente quota di esse richiede interventi sociali e sanitari continuativi.

«Con un più robusto Fondo – si legge nella proposta – anche nel nostro Paese si può attivare un sistema universalistico di assistenza che superi le rigidità dell’indennità di accompagnamento e tenga conto dei diversi gradi di dipendenza e delle diverse tipologie di intervento necessarie a fronteggiare bisogni assistenziali complessi, in un mix moderno e dinamico di prestazioni formali ed informali, nell’ambito di una sussidiarietà orizzontale e verticale prevista dal vigente ordinamento. Una gamma di prestazioni, differenziate sulla base di tre livelli di gravità e di dipendenza, e per gli anziani della situazione reddituale familiare, che potranno prevedere trasferimenti monetari, buoni servizio, assistenza domiciliare, rimborso della quota sociale per il ricovero in Rsa».

Tra le premesse alla proposta infatti, la consapevolezza che la non autosufficienza è la prima causa di impoverimento delle famiglie italiane dopo la perdita del lavoro: sono infatti quasi due milioni i nuclei familiari che si caricano di costi sempre più ingenti tra assistenza, badanti e quote di Rsa (residenza sanitarie assistite).

Secondo il Rapporto Inrca (Istituto nazionale ricovero e cura anziani), le famiglie spendono annualmente lo 0,59 del Pil, più o meno quanto lo Stato per l’indennità di accompagnamento. In un quadro di spending review, poi, viene anche sottolineato che la proposta, che ha il fine di garantire una adeguata assistenza a domicilio, intende anche arginare quel fenomeno dei ricoveri impropri in ospedale che secondo importanti istituti di ricerca costa al Servizio sanitario nazionale ben 8 miliardi di euro l’anno.