La Fondazione Il Sole è a un bivio. Sta crescendo così velocemente che rischia di “collassare”, nel senso che rischiamo di dover dire di no a nuove famiglie. E abbiamo poco tempo per decidere che cosa fare.

 

Sembra un paradosso, ma non lo è per niente. Detto senza alcun autocompiacimento, il “problema” è che i servizi che offriamo alle famiglie con persone disabili incontrano il loro apprezzamento perché rispondono a bisogni reali. E perché questo in primo luogo migliora la qualità della vita di chi è disabile, e indirettamente, ma significativamente, anche quella dei familiari. Fatto che a sua volta genera un passaparola che porta nuove famiglie a rivolgersi a noi.

 

 

Per questo ci dispiacerebbe enormemente dover dire di no a qualcuno che ci chiedesse un aiuto. Non sarebbe per negligenza, ma proprio perché abbiamo a cuore il destino dei ragazzi. L’equilibrio economico di gestione, infatti, è il presupposto dell’appropriatezza del lavoro svolto dalla Fondazione.

 

Facciamo un esempio concreto: quando nel 2010 abbiamo messo in piedi l’Attività occupazionale, pensando a un servizio che si rivolgesse a ragazzi e ragazze disabili che avevano concluso il ciclo scolastico, siamo partiti con un piccolo gruppo di 5-6 frequentatori. Quattro anni dopo gli utenti di questo servizio (articolato in dodici laboratori) sono diventati 35, con tre famiglie che sono in attesa di un colloquio per capire se possono essere interessate. E parliamo di una sola delle nostre dieci attività.

 

Quel che ci preoccupa è che oggi siamo nelle condizioni di dover dire basta a nuovi ingressi, perché rischiamo di non avere più le condizioni economiche per sostenere nuovi impegni. E non ci vogliamo piegare alla logica di accogliere solo chi può pagare più di qualcun altro.

 

Non abbiamo nulla da nascondere e i nostri bilanci sono scaricabili e consultabili sul sito internet della Fondazione. Fatto sta che tenere basse le compartecipazioni delle famiglie ai servizi, significa trovare risorse altrove. Fino ad oggi ce l’abbiamo fatta grazie al 5 per 1000, alle donazioni dei privati, al contributo pubblico e grazie ad un gruppo di imprese che si sono assunte nei nostri confronti una responsabilità sociale.

 

Ultimamente siamo preoccupati, perché accogliere nuovi ragazze e ragazzi non potrà che significare assumere altri operatori, la cui bravura è il nostro valore aggiunto, e trovare nuovi spazi da dedicare alle attività. I problemi a cui provare a dare una risposta, infatti, sono molti e diversi fra loro.

 

Sappiamo di non poterci rivolgere al sistema pubblico, perché non ci sono più risorse. Sappiamo anche che non possiamo caricare ulteriormente le famiglie.

 

Ci siamo dati un termine per capire se saremo in grado di rilanciare e cavarne le gambe: il 31 dicembre 2014. Noi ce la metteremo ancora una volta tutta, voi, per favore, stateci accanto. Perché sarà un po’ come ricominciare da capo. Come nel 2005 quando abbiamo dato vita alla Fondazione Il Sole. Grazie.