L’autonomia si prepara per tempo, e prima s’inizia meglio è. Il concetto è intuitivo, metterlo in pratica molto complicato. Perché presuppone un percorso lungo, fatto di tanti piccoli passi, che dopo anni portano all’uscita di casa nell’ottica del ”Dopo di Noi”.

Per questo motivo, seguendo un modello didattico accuratamente messo a punto, la Fondazione Il Sole ha proposto alle famiglie di bambini e adolescenti speciali che ne frequentano le attività, un laboratorio di cucina nell’ambito del progetto “Giochiamo insieme”. Che da qualche anno ogni sabato impegna bimbi e adolescenti dagli 8 ai 17 anni.

«L’idea – spiega la responsabile del progetto Francesca Becciolini, coadiuvata da Nicole Bovicelli, Muhammad Safyan, Claudia Lulli, Alessio Simoni e Francesco Ombronelli – non è di tenere un semplice laboratorio di cucina. Ma quella di far capire a ragazze e ragazzi che devono sapersela cavare “da soli” anche in cucina, assumendosi la responsabilità di quello che fanno perché anche se la cosa è divertente non si tratta di un gioco. Prima o dopo tutti loro, come chiunque, dovranno uscire di casa, e imparare a cucinare o ad avere dimestichezza con la cucina, costituisce un pezzettino della loro capacità di essere autonomi. Naturalmente ognuno secondo le proprie possibilità».

La prospettiva a lungo termine è quella del “Dopo di Noi”. Quando ognuno di loro dovrà lasciare la famiglia d’origine, o per una scelta di vivere in autonomia rispetto ai genitori, oppure per causa di forza maggiore. Come nel caso della loro naturale o prematura scomparsa.

«Rendere più autonome le persone – conclude Becciolini – significa anche responsabilizzarle rispetto a cosa scelgono di mangiare e quindi a come fare la spesa, quanto spendere e come preparare le pietanze. In questo percorso, inoltre, ci preoccupiamo sul piano educativo di trasmettere il valore che rispetto alla gestione della casa e della cucina, non ci sono differenze di genere e rigide separazioni dei compiti tra maschi e femmine. Quindi ognuno deve saper fare un po’ tutto. Cosa che tornerà utile nel caso probabile in cui le persone con disabilità da adulte andranno a vivere in una comunità protetta».