Nel 2018 l’acquisto del terreno sul quale sorge la struttura: una svolta, ma anche un novo enorme impegno

GROSSETO. Si è chiuso un anno di svolta per Fondazione il Sole, che nel 2018 dopo una lunga marcia è riuscita a comprarsi la “sua terra”. La grande struttura di viale Uranio che accoglie quasi cento grossetani con gravi disabilità fu costruita infatti nel 2008 su un terreno del Comune. E da allora Fondazione, in base a una convenzione mai modificata, ha pagato al Comune un canone di 13mila e 500 euro annui per il diritto di superficie.
Una somma considerevole, con la quale _ per esempio _ Fondazione avrebbe potuto assumere un operatore professionale in più al servizio dei suoi utenti e delle loro famiglie. E per di più denaro incassato da un ente pubblico e versato da una onlus che per la collettività svolge un servizio preziosissimo. Insomma, oltre leggi e normative, qualcosa di molto simile a quelle “tasse sulla bontà” che il presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno ha invitato a evitare.
Per questo già da molto tempo Fondazione il Sole aveva avviato una trattativa con il Comune in cerca di una soluzione, trovata appunto dall’amministrazione attuale: il Comune lo scorso agosto ha messo in vendita il terreno, vincolandone l’uso a fini sociali e riconoscendo un diritto di prelazione ai soci della Fondazione, che ha partecipato e vinto. La onlus dovrà pagare 166mila euro per il terreno, più 52mila di canoni passati non saldati per protesta in attesa che si raggiungesse un accordo. Lo farà attraverso un mutuo con Banca Tema, socio sostenitore della Onlus: altri vent’anni di sacrifici, dunque, al termine dei quali però la Fondazione si sarà patrimonializzata eliminando una spesa improduttiva.
E allora Fondazione Il Sole saluta con un sorriso il lieto fine del 2018, ma entra nel 2019 con la consapevolezza di una sfida da ricominciare. Una storia straordinaria lunga diciassette anni ancora non basta, c’è ancora tanta strada da fare, ancora e come chiedendo aiuto all’intera comunità.

Soddisfazione, amarezze, timori. Massimiliano Frascino racconta
«Una soluzione cercata per anni. Bene, ma se penso che paghiamo più noi dei concessionari degli stabilimenti balneari»
Una svolta, una nuova difficile sfida: Massimiliano Frascino – ideatore, anima e presidente di Fondazione il Sole – all’alba del 2019 fa il punto di tanti anni di battaglie, di entusiasmi e di amarezze, e guarda al futuro. Con la consueta franchezza, tra voglia di sognare ancora e forti preoccupazioni.
«Ci provavamo da sei anni», dice Frascino. «L’acquisto del terreno per la Fondazione è un giro di boa. Il terzo dopo quello iniziale del 2002 – 2005, quando avviammo il fundraising e ci facevamo conoscere dalla città; e dopo il biennio 2014-15, quando la Fondazione è diventata un global contractor, ovverosia un soggetto che riesce a dare le risposte complessive alle famiglie per il durante e dopo di noi, 365 giorni all’anno. Oggi seguiamo più di 90 persone e ad altre dobbiamo dire “no”, perché non ce la facciamo. Non voglio fare il sovranista – scherza il presidente – ma finalmente diventiamo padroni a casa nostra, creando le condizioni per patrimonializzare la Fondazione e cancellando una spesa improduttiva. Per tutto questo ringrazio sindaco, vicesindaco, gli assessori ai tributi e al patrimonio, i dirigenti Festeggiato e Bernardini e tutti coloro che si sono adoperati in Comune per questa soluzione».
In ogni caso per anni dovrete versare decine di migliaia di euro per il mutuo: non c’erano altre strade? E soprattutto, è normale che chi fa quello che fate voi non abbia strade privilegiate?
«Quando nel 2004 firmammo la convenzione il Comune valutò che il canone fosse così oneroso e ci applicò uno sconto, poi sono subentrati obblighi imposti dalla Corte dei Conti. Rischio o no, potevamo fare altro? Sì: avremmo potuto incatenarci sotto il Comune e buttarla in caciara, come è stato fatto in altre parti d’Italia; o magari affrontare un contenzioso legale. Invece abbiamo discusso fra di noi e abbiamo scelto la strada della responsabilità: no al pietismo, no al conflitto. Perché i problemi non aspettano».
Cioè?
«Abbiamo voluto non fare leva su vittimismo e autocommiserazione, perché così prima di tutto si danneggiano le persone disabili, che vanno rappresentate con dignità e non strappando lacrime. Poi è nostro interesse collaborare con il Comune: Fondazione è oramai un’istituzione cittadina che durerà oltre chi l’ha fondata. Certo, a un soggetto del terzo settore che opera nella logica della solidarietà sarebbe andata meglio una concessione a titolo non oneroso o la cessione del terreno a un prezzo simbolico. Ma questo è il paradosso di un Paese che, nello stesso territorio, da una parte costringe una onlus che accoglie persone disabili gravi a versare 13mila 500 euro di canone l’anno, e dall’altra dà una concessione demaniale a privati per uno stabilimento balneare a 8mila euro per 10mila metri quadri di spiaggia pubblica da mettere a profitto».
Il Sole è sempre stata una piccola “macchina da guerra”, nel reperimento di fondi per la sua missione. Ora però l’impegno cresce: come pensate di fare?
«Innanzitutto proporrò di tassarci tutti per ridurre il mutuo. Bisogna dare risposte ai bisogni e caricarsi dei problemi in una logica di solidarietà. Noi abbiamo uscite per 600mila euro l’anno e solo un quarto delle nostre entrate arriva da contributi pubblici. Ci siamo presi la briga di fare il salto da semplice gruppo di volontari a onlus che è al tempo stesso impresa sociale: 15 persone assunte a tempo indeterminato col contratto nazionale; 6 a tempo determinato e altre 3 a partita Iva. È chiaro che la buona volontà non basta più. I soldi che i grossetani ci destinano, dunque, si traducono in un servizio sociale e creano posti di lavoro».
È la polemica di questi giorni a proposito di possibili aggravi di tasse sul terzo settore, per qualcuno spesso profit mascherato…
«Visione moralista e codina di chi non conosce il mondo reale. Se tu riconosci il lavoro con un giusto compenso, le persone che lavorano sono motivate. Questo è un lavoro difficile, in cui non puoi trattare le persone come pacchi se no tradisci le persone e l’etica. Oltretutto noi ci prendiamo carico di disabilità psichiche, intellettive, relazionali, multidisabilità e persone con problemi psichiatrici. Insomma, persone non autosufficienti anche se camminano. Persone che hanno difficoltà a relazionarsi con il mondo esterno, ad autodeterminarsi compiutamente. Situazioni che a gestirle è complicato in termini organizzativi e molto oneroso in termini economici».
La città, il territorio, vi sono sempre stati comunque molto vicini…
«Il fundraising strutturato funziona. Vuol dire che c’è un tessuto cittadino che risponde. L’aspetto bello è che noi abbiamo il sostegno anche di tanti che non vivono direttamente il problema, ma ne capiscono la rilevanza. E mai basterà il ringraziamento a singoli, associazioni e aziende che ci sostengono da anni nella logica della responsabilità sociale».
Ma lei, dopo vent’anni, non è stanco di questa perenne battaglia soda?
«Io non farò il presidente a vita, al massimo un altro mandato dopo questo. Per due motivi. Il primo è di principio: Fondazione è diventata ormai un’istituzione cittadina ed è sbagliato legare un’istituzione per troppo tempo a una persona. Già da anni penso al dopo di me. E poi sì, io sono stanco: la disabilità mi ha insegnato che ognuno di noi ha limiti anche fisici. Questo mandato e basta. Se poi viene qualcuno anche prima, sono pronto a farmi da parte subito». —
Emilio Guariglia

«Ora serve un’alleanza forte soprattutto con le famiglie»
Grosseto. La passione del rugby, un incidente di gioco, lo ha costretto giovanissimo su una carrozzina. Ma il rugby è passione più forte di ogni cosa. E allora ecco che Massimiliano Frascino usa proprio una metafora rugbistica per invitare tutti a fare la propria parte nel presente e nel futuro di Fondazione Il Sole. «È come la mischia in una partita di rugby», dice Frascino. E spiega: «Se uno solo alza il piede nel momento sbagliato in fase di spinta, tutto collassa».
Il “tutto” in questione è il sistema professionale con il quale Fondazione Il Sole rende “vita vera” la vita di quasi cento persone disabili, lavorando in primis per l’autonomia di chi autonomo non è. Un sistema delicatissimo che si regge anche e soprattutto sulla collaborazione delle famiglie. Collaborazione fisica, psicologica e ora – sempre di più – necessariamente anche economica.
«La disabilità ti marca stretto», ricorda Frascino. «Ci sono situazioni davvero drammatiche e ci sono famiglie prive delle condizioni economiche e culturali per affrontarle. Chi può, deve dare anche per chi non può. È un principio, poi lo si può declinare in tanti modi. Permettere a una donna di quarant’anni, che ha sempre vissuto praticamente chiusa in casa, l’esperienza di una gita a Roma, o di andare alle terme, o di vedere Pienza: questa è la qualità della vita, senza retorica. Ma questo è anche un livello, oltre quello basico della sopravvivenza, che il pubblico non può garantire. Senza parlare della questione più impegnativa: quella del dopo di noi, cioè mantenere questa qualità della vita anche oltre la presenza dei genitori».
Oltre al maximutuo per l’acquisto del terreno, infatti ora Il Sole ha il grosso impegno sul “dopo di noi”, appartamenti nei quali piccoli gruppi di disabili vivono soli, sperimentando forme di autonomia che potranno rivelarsi decisive dopo la morte di genitori e familiari. Un progetto finanziato dalla Regione, ma che la Fondazione cofinanzia con 162 mila euro in tre anni. «Per questo – continua Frascino – chi si avvicina alla Fondazione deve capire che la Fondazione non è un semplice erogatore di servizi ma uno strumento e un alleato delle famiglie: chi non lo capisce fa bene a rivolgersi ad altri. Per noi i figli devono stare lontani dai genitori e i genitori fuori dalle attività quotidiane dei figli, se no le persone non si rendono autonome. In questi casi altrimenti si crea un rapporto psicologico “malato”, inevitabile ma che va rotto. E su questo noi siamo molto bravi. Per vivere in società, ad esempio, le persone disabili devono imparare regole che spesso proprio i genitori non gli fanno rispettare. Noi sì. Questo è il lavoro più nascosto e più importante».
Per fare tutto questo, e molto altro, serve una programmazione di lungo periodo e soprattutto un’alleanza solida, come nella mischia del rugby. «Essere alleati significa prendersi responsabilità», conclude Frascino. «Nessuno da solo ce la fa, bisogna assumere fino in fondo la logica della solidarietà, oltre gli egoismi economici. Perciò per far fronte al mutuo convocheremo tutte le famiglie: facciamocene carico tutti, ognuno per quello che può». L’appello è lanciato. Nella speranza che nessuno, proprio ora, sollevi il piede.