Bambini autistici che giocano e fanno esperienze comuni con bambini normodotati per abituarsi alla relazione interpersonale e scoprire che la “diversità”, da ambo i punti di vista, è una delle possibili condizioni nella vita delle persone. È ciò che fa un gruppo di ragazzini dagli 8 ai 12 anni che partecipano al “progetto autismo”, promosso dalla Fondazione Il Sole-Aggbph per offrire una sponda ai genitori di bambini affetti da uno dei disturbi dello spettro autistico.

 

«Era da tempo – spiega Flavia Cianferoni, presidente dell’Aggbph – che pensavamo di organizzare un’attività ludica ed educativa che coinvolgesse bambini con disabilità. Una cosa importante tanto per i bimbi che per le famiglie, che proprio nella fase dell’infanzia e adolescenza dei loro figli rischiano di concentrarsi solo sulle attività riabilitative, sottovalutando la necessità del gioco e della relazione dei loro figli con gli altri bimbi. Un “errore” in buona fede che in molti come genitori abbiamo fatto».

Il progetto si svolge nell’arco in quattro sabati al mese. Due volte sono organizzate uscite nei parchi giochi, in centro o comunque in contesti di socializzazione. Una volta i bambini prendono parte alla scuola di arti circensi e un’altra al corso di “teatro fisico”, percorso di espressione corporea e dell’emotività attraverso l’ascolto della musica.

«L’obiettivo di questa attività – spiega Camilla Cenni, l’operatrice che coordina il “progetto autismo” – è quello di abituare i bimbi a convivere con la diversità, sviluppare la loro capacità di mantenere attenzione e concentrazione, imparare a collaborare e ad agire in libertà ma all’interno di una cornice di regole condivise. Il veicolo che è utilizziamo è quello del gioco. All’inizio, com’era da aspettarsi, abbiamo riscontrato difficoltà nella relazione fra i bambini normodotati e quelli con disturbi dello spettro autistico. Poi tutto si è risolto con naturalezza e nessuno vive le differenze come un ostacolo alla relazione, i bambini sono diventati amici e sono affiatati fra di loro, arricchendosi nel gioco delle reciproche diversità che non vengono più vissute come tali».

In prospettiva c’è l’ipotesi di organizzare una colonia estiva, mentre è già deciso che questo progetto ripartirà da settembre in modo più strutturato e procederà per tutto il periodo scolastico.

«Dal nostro punto di vista – spiega il presidente della Fondazione, Massimiliano Frascino – era importante creare un rapporto con genitori giovani, perché prima si condividono i problemi nell’affrontare la disabilità meglio è. Ma allo stesso tempo è determinante mettere in relazione bambini “speciali” e bambini “normali” perché ne arricchisce lo sviluppo, e contribuisce a superare i pregiudizi sulla disabilità».