Il Sole, una fondazione che scalda l’anima
Alla Onlus grossetana i rivolgono circa 100 famiglie. Tante le attività, in primis l’occupazionale

Grosseto, ma oramai anche in provincia, la Fondazione Il Sole è un “marchio” sociale

“Io e Te. Associamo i cuori” è la nuova iniziativa speciale del #Tirreno in collaborazione con #Conad rivolta al mondo dell’associazionismo, per un riconoscimento da consegnare a chi avrà ricevuto più tagliandi, sia come associazione come singoli volontari. I TAGLIANDI COMPILATI VANNO SPEDITI O CONSEGNATI A “IL TIRRENO”, in via Oberdan 5 – 58100 GROSSETO

conosciuto. A gennaio la Onlus presieduta da Massimiliano Frascino, compirà quindici anni di vita, ma ha ancora molti traguardi da inseguire. La Fondazione, nata per iniziativa dell’Associazione grossetana genitori bambini portatori di handicap (oggi presieduta da Marco Scandroglio), si occupa sin dall’inizio di integrazione e sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Una realtà composita fatta di volontari, volontari del Servizio civile e operatori professionali. Alla quale in questo momento fanno riferimento oltre cento famiglie.

Ne abbiamo parlato con il presidente, Massimiliano Frascino.
Se dovesse riassumere l’attività della Fondazione Il sole, cosa direbbe?
«Che lavoriamo per la libertà delle persone con disabilità. Può sembrare un po’ retorico, ma è molto vero».

Si spieghi meglio
«Se ci pensate bene, in ogni fase della loro vita c’è sempre qualcuno che decide per conto delle persone disabili. Al loro posto. Questo vale soprattutto per coloro che non hanno una capacità di autodeterminarsi fino in fondo e di gestirsi nella vita quotidiana. Come le persone con disabilità psichica, intellettiva o relazionale, con multi-disabilità o con patologie psichiatriche. Cioè il tipo di persone che frequentano le attività organizzate dalla Fondazione».

Un approccio originale
«In concreto significa lavorare sui percorsi di “capacitazione” delle persone, mettendole nelle condizioni di svolgere attività che le gratifichino e le motivino. Con l’obiettivo di migliorarne l’autostima e metterle in condizione di autodeterminarsi ed essere autonome. Naturalmente gli obiettivi sono diversi per ognuno, a seconda del tipo di persona e di disabilità».

Dal punto di vista organizzativo dev’essere complicato
«Sì lo è. Sia perché c’è bisogno di molto personale e di molti volontari, sia perché il veicolo per raggiungere certi obiettivi di autonomia è quello della socializzazione. Della condivisione delle esperienze con gli “altri” per rompere il meccanismo dell’esclusione sociale. Che per le persone con disabilità scatta soprattutto nel momento in cui escono dal ciclo della formazione scolastica. La quale, pur con alcuni deficit anche gravi, rimane un potente fattore d’integrazione».

Come vi siete organizzati?
«Ci siamo costruiti un modello operativo che abbiamo chiamato “diurno diffuso”, contrapposto allo standard del diurno tradizionale, rinchiuso fra quattro mura. Di fatto la gran parte delle attività, che siano laboratori o momenti di svago e socializzazione, si svolgono in giro per la città. Non alla Fondazione. L’altra caratteristica peculiare, è tenere i genitori lontani dai figli. Solo emancipandosi dalle attenzioni familiari, infatti, le persone con disabilità riescono a fare il percorso che le rende più autonome e consapevoli. I genitori non partecipano alle attività, e questo è molto positivo anche per loro. Perché imparano che è importante distaccarsi da figli nei cui confronti sono spesso iperprotettivi, e soprattutto recuperano tempo e attenzioni per sé stessi. Quindi una maggiore serenità».

In questi ultimi tempi siete molto impegnati anche sul Dopo di Noi
«Dopo due anni di sperimentazione in autonomia, siamo partiti con il progetto “Per un dopo di noi sostenibile e replicabile”, cofinanziato dal CoeSo attraverso la Regione Toscana. In un primo appartamento si sono già trasferite da un paio di mesi quattro persone disabili che hanno lasciato i nuclei familiari originari. Nel secondo, che sarà operativo la prossima settimana, proseguiremo con la rotazione di una ventina di persone che in piccoli gruppi si cimenteranno in periodi via via più lunghi di vita in autonomia. Quello del Dopo di Noi è senza dubbio uno dei problemi più difficili cui dare risposte. Anche perché conciliare qualità della vita e sostenibilità dei costi è molto complicato. Anche se è la scommessa che abbiamo fatto».

Voi sostenete anche che il Dopo di Noi inizia Durante Noi
«Esattamente. I genitori con figli disabili sanno che conviveranno con la loro disabilità per tutta la vita, ma molto spesso affrontano il problema del Dopo di Noi all’ultimo momento. La Fondazione può essere lo strumento adatto per programmare per tempo l’uscita di scena, con i propri figli disabili che nel frattempo si sono resi più autonomi possibile rispetto alla loro condizione. Per questo è importante avvicinare le famiglie sin da quando i loro figli sono piccoli».

Qual è il vero punto di forza della Fondazione Il Sole secondo lei?
«Il gruppo. Inteso come la comunità di persone che si fanno carico di mandare avanti la baracca, ognuno per un pezzetto. La comunità degli operatori guidata da Roberto Marcucci, che ogni giorno fa il lavoro più difficile scavando la roccia come la mitologica goccia d’acqua. E la comunità vasta di chi ci sostiene economicamente con le donazioni, assumendosi una responsabilità sociale: dai genitori alle singole persone, dalle aziende alle associazioni. La Fondazione Il Sole si regge sulla logica del “mutuo soccorso” fra le persone. Un po’ come avveniva alla fine del XIX secolo, quando i lavoratori si associavano per sopravvivere alla brutalità della prima rivoluzione industriale. Nel nostro caso l’avversario è l’isolamento sociale conseguente alla disabilità».

Lavoriamo perché siano libere le persone con disabilità
Il presidente Massimiliano Frascino spiega l’importanza di mettere gli ospiti in condizione di autodeterminarsi ed essere autonomi

La Fondazione Il Sole è un organismo complesso, in costante evoluzione. Attualmente sono più di 100 le famiglie con persone disabili che si rivolgono alla Onlus, mentre sono poco più di 90 le persone disabili che ne frequentano le attività (con un turn over annuo di circa il 10%).

Il consiglio di amministrazione è composto da 8 membri: Massimiliano Frascino (presidente), Marco Scandroglio (vicepresidente), Rosanna Guerri, Flavia Cianferoni, Andrea Vannuccini, Mauro Moscardini, (Aggbph); Alberto Bambagini (Uscita di Sicurezza), Andrea Lozzi (Banca Tema).

Roberto Marcucci (direttore), Barbara Bricca (segreteria), 21 operatori, una quindicina di ragazzi/e del Servizio civile, una decina di volontari “semplici”. A cui si affiancano Maria Claudia Rampiconi (comunicazione), Alfredo e Alessandro Tetrao (consulenza e web marketing), Anna Guidoni e Carmen Torrisi (fund raising e bandi), Piero Vannuccini e Luigi Bardi (logistica).

La Fondazione Il Sole opera 7 giorni su 7, con diverse attività. la principale è l’Attività occupazionale (lunedì/sabato), frequentata da più di 50 persone. Il progetto Tempo libero No tempo vuoto, i weekend dell’autonomia, il progetto Per un Dopo di Noi sostenibile e replicabile (con due appartamenti), la Riabilitazione equestre, i Soggiorni estivi e il progetto Giochiamo insieme, rivolto a bambini e adolescenti.

il presidente Massimiliano Frascino rappresenta la provincia di Grosseto nel direttivo del ”Dipoi – Coordinamento toscano delle organizzazioni per il Durante e Dopo di Noi”, di cui è vicepresidente.