Andare a bottega per imparare a fare oggetti in ceramica. È quel che fanno ogni giovedì mattina due gruppi di ragazzi che frequentano l’Attività occupazionale della 73fdb35d74e48205fab1d3e108c3c27fFondazione Il Sole, recandosi al laboratorio artigianale di ceramica “Mi Va’, ceramica e altre amenità” in via dell’Unione a Grosseto. Anche questo uno dei laboratori resi possibili dal sostegno di più di trenta aziende maremmane, che nella logica della responsabilità sociale d’impresa hanno aderito al progetto proposto dalla Fondazione I Bambini delle Fate in accordo con Il Sole.

«Ogni giovedì mattina – spiega Stefano Lelli, operatore della Fondazione che segue questo laboratorio – i ragazzi e le ragazze che prendono parte a questa attività si recano alla bottega artigianale utilizzando i mezzi pubblici. La scelta di muoversi dalla Fondazione, invece di svolgere le attività in sede, è coerente con il nostro approccio alla disabilità. I ragazzi, così, hanno la possibilità di frequentare persone e ambienti diversi, ricevendo stimoli emotivi e relazionali. I due titolari del laboratorio di ceramica Michele Graglia e Valeria Castro, sono davvero bravi a coinvolgere i ragazzi e a motivarli a imparare le diverse tecniche di realizzazione di piccoli manufatti in ceramica, che richiedono impegno e competenze specifiche».

A questo laboratorio prendono parte i undici persone, divise in due gruppi: Francois, Pippo Franca, Francesca, Odessa, Marianna, Silvia, Lillo, Rosa, Alessandro ed Eleonora.

Il laboratorio è articolato in un corso suddiviso in una parte teorica e una pratica. I ragazzi imparano a conoscere le diverse argille e le tecniche di produzione della ceramica, come il pinching, fino ad arrivare a utilizzare piccoli torni.

«Per impostare il lavoro sulla valorizzazione delle abilità dei singoli – spiega Michele Graglia – abbiamo diviso i ragazzi in due gruppi omogenei. Con il primo, un po’ più autonomo, cerco di accrescere le competenze tecniche ma anche lo sviluppo in libertà della loro creatività, per cui i ragazzi scelgono da soli cosa realizzare. Con il secondo gruppo, invece, puntiamo più su un approccio personalizzato per dare stimoli al superamento dei deficit di ciascuno, come nel caso di chi ha difficoltà a mantenere la concentrazione. Una ragazza che eseguiva gesti stereotipati, ad esempio, con il tempo è riuscita a esprimere una gestualità decorativa nella realizzazione del manufatto, apprezzando l’evoluzione. Con tutti – conclude Michele – ci sforziamo di condividere una sorta di “alfabeto di comunicazione” che faciliti il lavoro e l’espressione della creatività».